La Corte Suprema russa ha decretato l’esclusione dell’unico partito liberale, Yabloko (leader del partito Nokolaij Rybakov), dalle elezioni della Duma previste per il prossimo 20 settembre. Così è stato accettato nella sua interezza il ricorso presentato dal partito nazionalista Rodina (Putin sostenitori). Le accuse mosse al partito Yabloko sono state le più varie da finanziamenti esteri irregolari alla promozione dell’estremismo passando per l’uso di piattaforme bandite (“democraticamente”) in Russia. Il leader di Yabloko impugnerà a sentenza entro 5 giorni. Ricordiamo che il suo partito è stato, tra l’altro, a porsi contro l’invasione russa in Ucraina.
Un meccanismo usato per arrivare a questa “sentenza” è stato quello di classificare le prove, in particolare quelle sui finanziamenti presunti illeciti, e poi far firmare ai legali della difesa un accordo di riservatezza. Nessuno potrà valutare la documentazione, ma il modus operandi del tribunale di Mosca ci rende una foto della situazione nei tribunali russi, il tribunale moscovita ci dice di esso e non dell’imputato con questa “sentenza”.
Chi è stato il giudice a dare degli estremisti al partito liberale su denuncia di un partito estremista? Vyacheslav Kirillov, lo stesso giudice che ha decretato l’organizzazione Memoriale come estremista, che in realtà è una organizzazione che denuncia i crimini del regime sovietico, KGB incluso (vedi il colonnello Putin). Ricordiamo che uno dei leader di Memoriale è già scampato a due attentati alla sua vita, nel 2022 ha avuto il Nobel per la pace.
Il caso Yabloko non va letto soltanto come l’ennesima esclusione di un partito di opposizione dalla competizione elettorale russa, ma come Putin percepisce le elezioni di qualunque tipo in Russia: un pericolo per il suo potere. Come ogni stato autoritario l’esercizio della giustizia è estensione del potere politico. Di fatto ogni forma di opposizione a Putin viene neutralizzata, nessun mezzo escluso. I concetti come rispetto e libertà sembrano spaventare il leader russo che annulla il confronto.
Nel sistema russo di Putin categorie come estremismo, finanziamento straniero, influenza esterna e minaccia alla sicurezza sono state progressivamente distorte fino a diventare strumenti attraverso i quali viene stabilito il perimetro del politicamente consentito.
È proprio questo l’aspetto più interessante dal punto di vista della sicurezza nazionale. La sicurezza non viene utilizzata esclusivamente per proteggere lo Stato da una minaccia esterna o interna, ma è utilizzata per definire chi può essere considerato parte legittima dello Stato politico, utilizzata per proteggere la leadership attuale.
Si tratta di un processo che può essere letto attraverso il concetto di securitizzazione del dissenso. L’avversario politico non è più necessariamente trattato come un concorrente, ma come minaccia al potere stabilito. Una volta inserito all’interno di questa cornice, il dissenso perde progressivamente la propria natura politica e viene trasferito sul terreno giudiziario e amministrativo, i più fortunati.
Comunque, diverse centinaia di giovani fuori dal tribunale russo non hanno fatto mancare il sostegno a Rybakov. Sembra nulla, ma ci vuole tanto coraggio a fare una cosa del genere ella Russia del silovik Putin.