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Le mine anti-persona russe in Ucraina, il diritto alla ferocia

 

L’Ucraina è attualmente il paese più minato al mondo a causa dell’invasione russa nel loro territorio, un fenomeno che ha portato a una crisi umanitaria di enormi proporzioni. Le mine antiuomo e anticarro usate dai russi su territorio ucraino sono diverse ma tra esse si distinguono in particolare le PFM-1 di produzione sovietica, è una mina antiuomo a lancio, progettata per essere sparpagliata su un’area tramite aereo e attivata da un peso, quindi non esplode all’impatto dopo il lancio. Esse sono diventate strumenti letali sul campo di battaglia, e non solo, provocando migliaia di morti e feriti tra i civili e militari. Queste mine, piccole e simili a giocattoli, restano mimetizzate nella vegetazione o nel fango, presentando un rischio costante per chiunque attraversi le aree contaminate. La mina PMF-1 è stata utilizzata dalla Russia già durante il conflitto in Ucraina nel 2014, in particolare, è stata impiegata in operazioni militari nel Donbass.
Nel 2022, secondo il Landmine Monitor, l’Ucraina ha registrato ben 608 vittime di mine antiuomo, rendendosi conto che questa cifra è una delle più elevate al mondo, seconda solo alla Siria. l’Ucraina ha visto, così, aumentare di dieci volte le vittime civili rispetto al 2021 e ha registrato il secondo totale più alto, seguono Yemen e Myanmar, in ciascuno dei quali si sono registrate più di 500 vittime. La natura indiscriminata delle mine, che possono rimanere attive per anni dopo la fine di un conflitto, rappresenta una violazione grave del diritto internazionale umanitario. Patrick Thompson, ricercatore di Amnesty International, ha sottolineato come molte mine siano state deliberatamente collocate in abitazioni civili, mettendo a rischio le vite di innocenti e causando mutilazioni terribili.
L’impiego di queste armi da parte della Russia non è solo un atto di guerra, ma una strategia di terrore, una guerra psicologica finalizzata nel lungo periodo e nella quotidianità di un civile, al fine di seminare paura nelle comunità civili e mutarne le percezioni. Le mine PFM-1 sono lanciate da aerei russi in pacchetti contenenti fino a 114 dispositivi. A differenza di altre mine, queste non esplodono all’impatto e il loro colore e la loro forma non le rendono facilmente individualizzabili. Questo rende ancora più pericoloso il ritorno alla normalità nelle aree colpite, poiché l’assenza di esplosione immediata e la sua capacità di mimetizzarsi inganna i residenti, inducendoli a considerare le loro case e i loro terreni come sicuri.
La storia di queste mine è radicata nei conflitti passati in cui la Russia è stata coinvolta. La produzione e il dispiegamento di mine antiuomo risalgono ai conflitti dell’era sovietica, e l’uso continuato di queste armi in Ucraina dal 2014 evidenzia una spregiudicatezza nel rispetto dei diritti umani. La Convenzione di Ottawa del 1997, formalmente conosciuta come “Convenzione sulla proibizione dell’impiego, dell’accumulo, della produzione e del trasferimento di mine antipersona e sulla loro distruzione”, è stato un tentativo collettivo di porre fine all’utilizzo di tali armi. Oltre 160 paesi hanno aderito a questo trattato, impegnandosi a proteggere i civili dalla minaccia delle mine antiuomo. Tuttavia, la Russia non ha mai ratificato questa convenzione, continuando a violare i principi fondamentali del diritto umanitario.
La contaminazione da mine è uno dei lasciti più letali e duraturi dell’invasione russa in Ucraina. Le conseguenze di questa strategia bellica non si limitano al periodo di conflitto; anzi, si protrarranno per generazioni. Ogni anno, le vittime delle mine antiuomo potrebbero continuare a crescere, poiché le operazioni di bonifica e rimozione delle mine sono complesse e richiedono tempo e risorse considerevoli.
In aggiunta alle vittime fisiche, l’uso delle mine ha anche conseguenze psicologiche devastanti sulle popolazioni locali. Le persone vivono costantemente nella paura, limitando mobilità e capacità di riprendersi dalla guerra. La ricostruzione delle comunità colpite diventa quindi un compito di enorme difficoltà, poiché l’incertezza riguardo alla sicurezza del territorio può rallentare qualsiasi tentativo di ritorno alla vita quotidiana.
In conclusione, l’Ucraina, che oggi si trova a dover affrontare la devastazione del conflitto, è anche costretta a convivere con la minaccia quotidiana delle mine antiuomo. Questa situazione conferma l’agire russo in disprezzo alla vita umana. I russi non combattono, ma mettono in essere la loro ferocia, nulla è cambiato dai tempi dell’Unione Sovietica e considerando che Putin è stato un agente del KGB per decenni, perché la Russia di oggi dovrebbe essere diversa da quella di ieri? La salvaguardia della vita civile in Ucraina deve rimanere una priorità assoluta, affinché questa nazione possa finalmente sperare in un futuro di pace e prosperità.
Ricordiamo, in generale, che esistono più di 300 modelli di mine, le quali possono essere distinte principalmente in due categorie: mine antiuomo e anticarro. Questa classificazione è ulteriormente suddivisa in tipologie che variano a seconda del meccanismo d’azione e dell’effetto letale. Le mine antiuomo possono essere suddivise in vari sottotipi, tra cui mine esplosive, a frammentazione, saltellanti o balzanti. Queste ultime sono particolarmente insidiose poiché possono attivarsi anche senza un contatto diretto, allertandosi tramite vari stimoli ambientali.
La detonazione delle mine avviene tramite diversi principi. Le mine a pressione si attivano quando un peso specifico viene esercitato su di esse, mentre quelle a rilevazione di movimento reagiscono a spostamenti nel loro ambiente. Altre mine possono attivarsi in risposta a suoni o vibrazioni, rendendole ancor più difficili da disattivare o evitare. Infine, le mine anticarro con meccanismi magnetici possono essere attivate anche da veicoli in transito nelle vicinanze, ampliando il raggio d’azione della minaccia.
Un aspetto preoccupante della produzione di mine è la sua concentrazione in paesi che non sono parte del trattato di Ottawa, il quale vieta la produzione e l’uso di mine antiuomo. Secondo il rapporto del Monitor (2022), tra i principali produttori di mine antiuomo ci sono Armenia, Cina, Cuba, India, Iran, Myanmar, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Singapore, Corea del Sud e Vietnam. Sebbene l’Osservatorio abbia evidenziato che la maggior parte di questi Stati non stia producendo attivamente mine antiuomo, non ci sono garanzie che si impegnino a farlo in futuro.
In conclusione, la questione delle mine terrestri richiede un’attenzione globale e un impegno collettivo per affrontare la proliferazione di armi che danneggiano indiscriminatamente. Un approccio efficace deve comprendere la sensibilizzazione sui rischi legati alle mine, il supporto ai programmi di sminamento e, fondamentale, la pressione sui paesi produttori affinché aderiscano a trattati internazionali e lavorino per un futuro libero da mine. Solo attraverso uno sforzo concertato sarà possibile ridurre il numero delle vittime e ripristinare la sicurezza nelle aree colpite.

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