NoName057(16), l’infosfera come campo di battaglia
NoName057(16) è emerso come un gruppo di criminali informatici su base ideologica con radici russe, fondato nel marzo 2022, proprio mentre la Russia lanciava l’invasione dell’Ucraina. Un gruppo informale (con una leadership, manovratori) che come tale è dinamico e flessibile. Questo collettivo ha orchestrato migliaia di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) contro istituzioni digitali europee, colpendo in particolare i paesi che sostenevano l’Ucraina. Tra i più significativi, si annoverano gli attacchi contro le istituzioni svizzere e quelli alle elezioni spagnole, ma anche attacchi verso l’Italia, come febbraio scorso, dove i bersagli furono i ministeri: Esteri, Economia, Infrastrutture e trasporti, Sviluppo economico, ma anche Carabinieri, Guardia di finanza, aziende del trasporto pubblico ed altre realtà, mettendo in evidenza la loro capacità operativa del gruppo nel suo insieme.
Il gruppo ha utilizzato DdoSia, un software facilmente accessibile distribuito su piattaforme come
GitHub, rendendo le operazioni di attacco accessibili anche a utenti con competenze informatiche
limitate. Lo strumento chiave del gruppo, DDoSia, è stato potenziato con crittografia avanzata (AES-GCM) per nascondere gli elenchi dei bersagli, rendendo più difficili le operazioni per intercettare o bloccare i loro attacchi. L’uso di piattaforme come DDoSia ha semplificato notevolmente i processi tecnici, consentendo anche ai neofiti di contribuire attivamente in breve tempo, e ciò ha facilitato l’arruolamento di circa 4000 volontari, tra cui ex-militari, adolescenti e informatici, illustrando l’eterogeneità dei profili coinvolti nel gruppo.
Gli attacchi erano altamente coordinati e pianificati, con la Russia che forniva istruzioni su tempi e obiettivi specifici. Inoltre, i server centrali operavano in diverse regioni, tra cui l’Est Europa, il Sud America e i paesi baltici, mostrando una rete ben organizzata e distribuita.
In risposta alla minaccia costituita dal collettivo, EUROPOL e EUROJUST hanno avviato l’operazione
Eastwood. L’operazione ha visto la partecipazione di forze dell’ordine e autorità giudiziarie di vari paesi, inclusi Repubblica Ceca, Francia, Finlandia, Germania, Italia, Lituania, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera, Paesi Bassi e Stati Uniti. Questi membri hanno effettuato simultaneamente azioni mirate contro i criminali e le infrastrutture associate a NoName057(16), mettendo in essere una cooperazione senza precedenti tra le nazioni per affrontare la crescente minaccia della criminalità informatica.
Un ulteriore supporto è stato fornito dall’Agenzia dell’Unione Europea per la Sicurezza Informatica (ENISA), insieme a paesi come Belgio, Canada, Estonia, Danimarca, Lettonia, Romania e Ucraina, tutti coinvolti nell’analisi e nella distribuzione delle informazioni critiche. Le società private, ShadowServer e abuse.ch, hanno giocato un ruolo cruciale nel fornire supporto tecnico, permettendo così la raccolta di dati fondamentali e l’identificazione delle vulnerabilità sfruttate da questa rete di criminali. Questa iniziativa ha portato a risultati notevoli: circa 600 server sono stati smantellati, 2 arresti (uno in Francia e uno in Spagna), 24 perquisizioni domiciliari sono state effettuate e oltre 1000 individui sono stati identificati, di cui almeno cinque italiani, 7 mandati di arresto e 13 persone intervistate (2 in Germania, 1 in Francia, 4 in Italia, 1 in Polonia, 5 in Spagna). In tutto ciò emergono due personaggi chiave: Maxim Nikolaevič, soprannome Lupin, il 19 aprile 1989, direttore Generale del CISM (Centro per lo Studio e il Monitoraggio dell’Ambiente Giovanile) e Mihail Evgenyevich Burlakov, un professore associato in cybersecurity all’Università aerospaziale di Samara, e vice-direttore dello stesso CISM. Questi dati non solo evidenziano la diffusione della minaccia, ma anche il consenso e la partecipazione attiva a un fenomeno trasversale e che va al di là delle frontiere nazionali.
In questo contesto, la lotta contro la cybercriminalità diviene elemento cruciale della guerra ibrida in cui tutti noi, già, ci troviamo; dove la tecnologia è utilizzata per compromettere la sicurezza delle democrazie.
La teoria dinamica di gruppo, ci viene in supporto, suggerendoci che i membri di un gruppo devono essere considerati come una totalità dinamica (Lewin) le cui caratteristiche strutturali differiscono da quelle delle sue sotto parti o singoli individui, una sorta di amalgama. I gruppi orientati allo scopo, come in questo caso, si formano con l’intento di conseguire un obiettivo che richiede la collaborativa sinergia di diversi individui. La coesione del gruppo è forte in quanto l’obiettivo comune rende l’azione di un membro interconnessa a quella dell’altro, i vari esiti si influenzano a vicenda. I membri possono subire un processo di ri-socializzazione, almeno in parte, che li porta ad adottare comportamenti devianti, specialmente quando sono stimolati da fattori esterni, come la guerra. In questo caso, l’invasione dell’Ucraina ha creato un ambiente in cui la mobilitazione e l’adesione a una causa ritenuta giusta – quella della difesa della Russia – hanno alimentato la devianza nei confronti delle istituzioni europee considerate “nemiche”. In questo caso la ri-socializzazione di questi individui che compongono il gruppo, ed esso come tale, sono manipolati all’interno di una strategia messa in essere da agenti esterni. Pertanto, il gruppo NoName057(16) non solo si presenta come un’organizzazione criminale, ma anche come un attore politico agente che manipola emozioni e fatti per i propri obiettivi. Uno degli elementi che fa da rafforzo è il prestigio che si può ottenere nel gruppo, il senso di potere e le ricompense economiche. Quella percezione di far parte di eventi storici, pur rimanendo dentro la propria camera, è attraente. Il WEB, non solo come spazio psichico, ma anche come spazio sociale, dove l’Io e il gruppo creano nuova dimensione. Persone abituate a vivere il WEB come estensione del proprio Io, uno spazio dove si possono riflettere i propri valori, credenze e il proprio modo di interpretare la realtà con individui anonimi, ma simili: reciprocità e rinforzo. La percezione dei partecipanti è già alterata all’inizio per questo i reclutatori hanno gioco facile e, il resto, è conseguenza.
Gli investigatori hanno, inoltre, osservato come questa organizzazione utilizzasse tecniche ispirate ai videogiochi per attrarre giovani utenti. Il gruppo ha adottato meccanismi di gamification, con shout-out e classifiche, che creavano un senso di prestigio tra i partecipanti. Questa manipolazione psicologica si rivolgeva specificamente a giovani, sfruttando la loro ricerca di appartenenza e riconoscimento. La narrazione di vendetta, legata a eventi politici, fungeva da ulteriore motivazione, incarnando un ideale di giustizia sociale per alcuni partecipanti. Considerando che questi soggetti cresciuti nel cyberspazio tendono ad affidarsi all’immaginazione e a caratteristiche personali piuttosto che a informazioni esterne valide e oggettivamente reali, per essi l’essere manipolati è quasi un destino. Offrendo ricompense digitali e riconoscimenti (prestigio nel gruppo e non solo) in cambio della partecipazione agli attacchi, NoName057(16) ha amplificato la propria capacità di reclutamento. La remunerazione in criptovaluta ha rappresentato un ulteriore incentivo al coinvolgimento, attirando anche opportunisti desiderosi di guadagnare facilmente, aumentando il numero di persone reclutate. Questi sono definiti “ciberattivisti” o “heroes”, mettono a disposizione i propri computer per condurre attacchi DDoS, contribuendo attivamente alla causa del gruppo. Questi “heroes” hanno anche la possibilità di proporre obiettivi da attaccare, rendendo il processo di reclutamento e partecipazione ancora più interattivo. La comunicazione delle vittorie ottenute attraverso gli attacchi viene gestita dal gruppo tramite un canale Telegram omonimo. Qui, le informazioni sui successi degli attacchi vengono condivise, contribuendo a creare un senso di appartenenza e di comunità tra i membri. L’uso di Telegram permetteva una rapida diffusione di notizie e una mobilitazione efficace dei “heroes”, creando una rete che si autoalimentava. L’organizzazione ha sfruttato canali filo-russi, forum e gruppi di chat di nicchia sulle piattaforme di social media e messaggistica, creando una rete di comunicazione efficace. Il reclutamento avveniva attraverso inviti fatti dai membri del gruppo, spesso attingendo a comunità di gaming o hacking, mostrando come queste sottoculture possano fungere da incubatori per attività illecite. In questo contesto, i volontari non solo ricevevano supporto tecnico ma venivano anche integrati in una comunità che valorizzava la loro partecipazione.
L’operato di NoName057(16) non è, quindi, solo un mero fenomeno tecnologico; è un caso studio di come dinamiche sociali, incentivi economici e narrazioni emotive possano unirsi per formare una rete di supporto all’interno di ambienti ostili. Queste osservazioni sollevano interrogativi importanti sulle vulnerabilità delle nuove generazioni, e non solo su di essi, e sulla necessità di interventi preventivi per contrastare tale fenomeno.
Le operazioni di questa organizzazione dimostrano come l’era digitale possa generare nuove forme di devianza e mobilitazione, aggravando ulteriormente la situazione geopolitica attuale. Affrontare questa minaccia richiede strategie innovative, multidisciplinari e una cooperazione continua tra le nazioni per garantire la sicurezza delle democrazie europee e prevenire future escalation nella guerra informatica, che può essere una parte della guerra ibrida. La crescita di gruppi come NoName057(16) pone
L’odierna guerra che coinvolge l’Europa non si limita a un conflitto armato che si svolge a migliaia di chilometri lontano. Essa si articola lungo un continuum di influenze e manipolazioni che colpiscono direttamente il tessuto sociale e politico delle democrazie europee. La Russia, con una strategia ben definita, sta orchestrando una guerra ibrida che si manifesta tanto sul campo di battaglia quanto nell’infosfera, dove la percezione della realtà e della storia è costantemente alterata. La guerra cognitiva, che si sviluppa attraverso campagne di disinformazione e manipolazione dei dati, agisce come un virus che infetta le menti che non hanno strumenti culturali e morali sufficienti e altera le opinioni pubbliche.
L’infosfera è un campo di battaglia cruciale, dove ogni cittadino può diventare un bersaglio o un veicolo di propaganda. È essenziale sviluppare una consapevolezza critica e una resistenza culturale alle manipolazioni, affinché la democrazia possa prosperare e difendersi da queste insidie invisibili, ma concrete. Oggi, la guerra ibrida si manifesta in modo ancora più sottile nel cyberspazio, dove le piattaforme online diventano battlefield di prim’ordine. Gli attacchi informatici, le fake news e le campagne di disinformazione direttamente orchestrate o supportate dalla Federazione Russa mirano a erodere la fiducia nelle istituzioni democratiche. Esempi tangibili di questo fenomeno includono le elezioni americane del 2016 e i referendum Brexit in Gran Bretagna, dove la propaganda digitale ha avuto un ruolo cruciale nel modellare l’opinione pubblica e quindi il destino delle nazioni democratiche. La situazione si complica ulteriormente in Italia, paese che si ritrova a far fronte a un crescente divario interno. Un fronte interno composto da civili, militari, giornalisti, accademici, e figure pubbliche come cantanti, si mostra spesso vulnerabile alle tecniche di disinformazione fino a divenire megafoni della propaganda russa. La divisione politica, l’instabilità sociale e la polarizzazione del discorso pubblico offrono terreno fertile per l’influenza esterna. Organizzazioni come il Russian Institute for Strategic Studies sfruttano queste criticità per sabotare l’unità democratica. La capacità di NoName057(16) di reclutare europei per la causa russa ci deve allarmare e costringere a prendere atto di questa vulnerabilità trasversale nella società europea e, purtroppo, l’Italia può essere considerata il ventre molle in questa situazione. Questo fenomeno richiede una riflessione sulle criticità e vulnerabilità intrinseche all’interno della società europea, che facilitano questa infiltrazione. La crisi identitaria che caratterizza l’Occidente attuale è un fenomeno complesso e sfaccettato, in grado di influenzare la percezione individuale di stabilità e sicurezza delle democrazie. Questa instabilità non è solo una questione di identità personale, ma si intreccia con fattori socioculturali ed economici. Le tradizioni e le norme sociali, sebbene non sempre pienamente comprese dagli stessi cittadini europei, sono continuamente scrutinati e messi in discussione, soprattutto a seguito dell’intensificata interconnessione globale, amplificata dalle dinamiche del web.
Le teorie sociologiche, come quelle di Anthony Giddens sulla ‘modernità riflessiva’, ci aiutano a comprendere come l’individuo, immerso in una società liquida (Bauman), possa sentirsi disorientato in contesti del genere. La continua negoziazione delle identità e la fluidità delle relazioni sociali creano un ambiente in cui le persone si sentono vulnerabili e in cerca di stabilità. In questo contesto caratterizzato dal senso di disagio e instabilità, la penetrazione di ideologie estranee e malevole, comprese quelle pro-russe, diviene fertile terreno. Queste ideologie offrono risposte immediate a frustrazioni sviluppate dalle mancate risposte da parte dei governi alle esigenze individuali. I giovani, proprio perché tali, sono alla ricerca di un senso di appartenenza e di scopo. Questo desiderio li rende suscettibili a messaggi estremisti che presentano una “guerra culturale” come risposta alle loro ansie esistenziali. Sulla base della teoria della frustrazione-aggressione, possiamo osservare come l’incapacità di realizzare aspettative personali possa spingere gli individui verso forme di radicalizzazione. In situazioni di disoccupazione, salari non sufficienti per esigenze primarie e mancanza di prospettive, ad esempio, si sviluppa una rabbia che può essere canalizzata verso ideologie che promettono, seppur illusoriamente, la realizzazione di quell’Io che sembra essere stato abbandonato dalla società in cui si è nati.
Inoltre, la mancanza di investimenti sufficienti in formazione e cultura accelera questa crisi, contribuendo alla creazione di un terreno fertile per le tensioni sociali, in quanto il soggetto non ha strumenti per gestire la complessità della realtà. L’assenza di opportunità educative ed economiche non solo limita il potenziale individuale, ma impoverisce anche il dibattito democratico, aprendo la porta a soluzioni semplicistiche e ideologiche, quindi, distorsive. Qui risulta cruciale il ruolo delle istituzioni nel promuovere un’educazione critica e inclusiva, al fine di dotare i cittadini degli strumenti necessari per contrastare l’attrazione di ideologie estremiste. Tutti abbiamo bisogno di un senso, questo bisogno deve essere appagato in un modo o in un altro. Così, la diffusione di fake news e propaganda online rappresenta un altro elemento critico, il tutto si trasforma in un match. La disinformazione è orientata, non solo a minare, la fiducia nelle istituzioni democratiche, ma anche a creare opportunità per organizzazioni come NoName057(16) sfruttando il malcontento popolare e non solo. Eventi come il referendum sulla Brexit e le elezioni negli Stati Uniti hanno dimostrato come le tecniche di manipolazione possano incidere sui comportamenti elettorali e sull’opinione pubblica. Le piattaforme social fungono da amplificatori per queste narrazioni, rendendo difficile discernere tra verità e falsità per chi non ha gli strumenti sani e sufficienti.
Inoltre, la mancanza di una strategia di comunicazione uniforme e coordinata tra gli stati membri dell’Unione Europea ha reso più semplice per attori esterni infiltrarsi nel dibattito pubblico. Ogni nazione affronta il tema della sicurezza con approcci diversi e, in molti casi, senza un adeguato scambio di informazioni tra governi. Questa lacuna permette ai gruppi russi di operare sotto il radar, attrarre nuovi membri e diffondere ideologie antieuropee.
La penetrazione del gruppo NoName057(16) e di simili organizzazioni nel tessuto sociale europeo mette in luce una serie di criticità che necessitano di un’attenta analisi e certa ed efficiente risposta. Solo attraverso una strategia coesa e una maggiore consapevolezza delle dinamiche sociali ed economiche interne, l’Europa potrà sperare di contrastare efficacemente queste influenze esterne e preservare la propria integrità. In sintesi, l’infosfera è divenuta un campo di battaglia decisivo nella guerra contro le democrazie. La guerra cognitiva e digitale rappresenta una sfida complessa che richiede una vigilanza costante e una risposta collettiva da parte di tutte le istituzioni e i cittadini per preservare i valori democratici e garantire la sicurezza delle nazioni. La consapevolezza è ora più che mai la prima linea di difesa.
DOI 10.5281/ZENODO.19665867

NoName057(16), l’infosfera come campo di battaglia