Nella giornata di sabato 20 dicembre 2025, le autorità della Repubblica Islamica dell’Iran hanno impiccato un giovane di 27 anni, identificato come Aqhil Keshavarz, studente di architettura all’Università di Shahrood e originario di Isfahan. Secondo la stampa internazionale, il governo iraniano ha confermato l’esecuzione di un uomo condannato per “spionaggio a favore del servizio segreto israeliano Mossad”, dopo che la condanna a morte era stata confermata dalla Corte Suprema iraniana.
I media statali iraniani riferiscono che Keshavarz avrebbe svolto diverse “attività di intelligence” per Israele, tra cui fotografie di siti militari; tuttavia, i dettagli del processo non sono stati resi pubblici e gruppi per i diritti umani denunciano la mancanza di trasparenza e garanzie legali, oltre a presunte confessioni estorte sotto tortura.
Questa esecuzione arriva in un contesto di intensificazione della repressione interna, con un aumento delle condanne a morte su accuse di sicurezza e “spionaggio” da quando è scoppiato il conflitto tra Iran e Israele nel giugno 2025.
Nel 2025 quasi 2000 impiccagioni in Iran. L’uso sistematico della pena di morte dello Stato iraniano per rimuovere ogni tipo di opposizione o presunta tale.
Inoltre, il regime iraniano perseguita con lo strumento giudiziario la minoranza Baha’ì. Il BIC segnala che si sono verificati almeno 750 atti persecutori contro i Baha’ì tra giugno e novembre 2025.
Tutto questo avviene alla luce del sole