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Il fronte orientale ucraino sta attraversando una fase di crescente instabilità operativa, con arretramenti russi lungo l’asse del Dnipro, ampliamento delle grey zone e una crisi significativa delle comunicazioni militari che sta incidendo sulla capacità di consolidamento territoriale di Mosca.

L’analisi dell’attuale quadro operativo lungo il teatro orientale evidenzia una crescente fragilità del dispositivo russo in diversi settori chiave. Sul fronte del Dnieper si registra un arretramento delle forze russe nell’area di Verbove, con un ampliamento della grey zone a favore ucraino alla data del 15, indicatore di una perdita di controllo tattico e di una riduzione della capacità di presidio stabile del terreno. Nel settore Sloviansk-Kramatorsk si osserva una parziale stabilizzazione di alcune linee da parte russa, ma contestualmente un’estensione della grey zone nei pressi di Priville e Minkivka, segnale di un equilibrio precario in cui Mosca riesce a congelare alcune direttrici senza però consolidare in profondità. Sul fronte di Lyman, a seguito degli attacchi della scorsa settimana, le forze russe stanno tentando di stabilizzare l’area a sud di Zakitne, con un’azione difensiva che appare più reattiva che pianificata, volta a contenere ulteriori penetrazioni piuttosto che a riprendere iniziativa. Nel settore di Pokrovsk si registra un lieve aumento della grey zone sotto Molodesk, nel comparto POC-Robosk, ulteriore indizio di linee elastiche e non pienamente consolidate. Il dato più rilevante emerge tuttavia dal fronte del Dnipro, dove un massiccio contrattacco ucraino ha costretto le forze russe a ripiegare oltre il fiume Khaykhur, consentendo a Kyiv di riconquistare Priluki e Kovitseve. Sono in corso operazioni a Doprovilla, ma l’intera area appare sotto pressione ucraina e Radiske, per posizione geografica e dinamica operativa, risulta con ogni probabilità priva di presenza russa strutturata. Attacchi ucraini nella zona di Ternov hanno ulteriormente ridotto il controllo russo, delineando un quadro complessivo di crisi locale.

L’impressione strategica è che le forze russe abbiano sofferto un overstretching operativo, con linee logistiche eccessivamente allungate e una capacità insufficiente di consolidamento territoriale. In questo contesto, l’assenza di comunicazioni satellitari a seguito del taglio di Starlink ha rappresentato una finestra operativa cruciale: se da un lato la disconnessione ha costituito un duro colpo per le comunicazioni russe, dall’altro ha evidenziato come l’area non fosse stata precedentemente consolidata in modo robusto, permettendo agli ucraini di bonificare e stabilizzare posizioni che erano rimaste in larga parte non strutturate. Dopo il blocco di Starlink, le forze russe, date le drammatiche difficoltà comunicative affrontate, avrebbero tentato di ricorrere a tecnologia Ubiquiti, un sistema commerciale occidentale di apparati wireless progettato per creare ponti radio e reti Wi-Fi a medio raggio basati su antenne direzionali e tecnologie come MIMO e beamforming, utilizzato normalmente per collegamenti punto-punto e reti messe a punto da provider e imprese, non per la sostituzione di comunicazioni satellitari autonome . Questi dispositivi possono stabilire collegamenti LAN su distanze anche significative mediante ponti radio, ma restano strumenti di rete locale e non sostituiscono le capacità globali di comunicazione satellitare come quelle di Starlink . In più, la diffusione commerciale e la facilità di acquisizione di tali apparecchiature può riflettere dinamiche non intenzionali di impiego in contesti di conflitto, con gear venduto sul mercato civile e riutilizzato per scopi operativi lontani dalle intenzioni originarie del produttore.

A ciò si aggiunge la progressiva chiusura di Telegram e WhatsApp decisa dal governo russo, misura che ha prodotto ulteriori difficoltà comunicative per i soldati al fronte, i quali facevano uso regolare di tali strumenti per velocizzare e semplificare il coordinamento tattico. Il combinato disposto di disfunzioni logistiche e fratture comunicative ha inciso sulla coesione operativa russa. Nel settore di Chasiv Yar alcuni soldati ucraini hanno catturato militari russi e l’area è passata da controllo russo a grey zone; nonostante l’intensa attività russa nell’area, non si è tradotta in un consolidamento effettivo del terreno, evidenziando ancora una volta una difficoltà strutturale nel trasformare l’iniziativa tattica in controllo stabile e difesa stratificata. Complessivamente, il quadro suggerisce una fase in cui la pressione ucraina, combinata con vulnerabilità sistemiche russe, sta producendo effetti cumulativi sul piano territoriale e sulla resilienza operativa del dispositivo di Mosca.